Solita Solitudine Solitaria
Si inumidisce il naso. Prima ancora di cominciare. Non appena sento che voglio farlo, che nell’aria c’è qualcosa che parla e io parlo per lei, mi si inumidisce il naso. Succede così. Senza una spiegazione. E’ un fenomeno strano, non lo capirò mai. Non che mi sia mai messo a pensarci davvero. E’ così e basta. Le mani diventano calde e qualunque cosa diventa uno strumento. Il tavolo, l’alluminio di certe lampade, una scala, ogni cosa. E mi lascia lì indifferente nell’ombra di lei, a cantare e suonare di ciò che non so, che nasce e poi muore senza imbarazzo, niente rime facili o baciate, non c’è da pensare, ma solo trascrivere, tracantare, trasuonare, trasudare.
Il perchè avvenga non è dato saperlo. Se dipenda da me o no, non ha risposta. L’acqua scivola tiepida sulla pelle, che sia primavera o inverno non fa testo. Non c’è tempo da perdere, solo silenzio pieno, denso, profumato.
E registrare è l’unica via per ricordare. Notti al parco diventati senza parole, nel momento successivo averle pronunciate. E lascio che succeda, lascio fluire ciò che è, mi rendo complice e schiavo del flusso. E’ una magia impossibile da contrastare, a patto di non smettere mai di sognare.
